La paura nelle discese tecniche: come gestirla e ridurla

Ieri mi é capitata una cosa singolare.

Stavo facendo un giretto da solo ed in un tratto tecnico ho visto un biker esperto che insegnava ad altri due ragazzi molto meno esperti come affrontare un rock garden.

La cosa che mi ha molto meravigliato é la paura che avevano questi due ragazzi che peraltro non sembravano proprio di primo pelo perché sotto il sedere avevano due biciclette da circa 2.000 Euro l'una.

Prima domanda: ti compri una bicicletta da 2.000 euro e non hai ancora avuto tempo / voglia / possibilità di farti un corso o di leggerti un manuale. Un pò paradossale la situazione non ti sembra?

Comunque sia la cosa che mi ha molto colpito é che uno dei due ad un certo punto ha urlato "Io no PAURA !!!".

Il tracciato che i ragazzi si trovavano di fronte era decisamente tecnico ma non per questo difficile.

Adesso non é che i metodi di insegnamento del biker esperto mi piacessero tanto anche se diceva delle cose estremamente corrette ma il fatto é un altro: la paura é dentro alla testa.

Devi sapere che la paura nasce principalmente quando non conosci le cose.

Nella maggior parte dei tracciati che ho affrontato non conoscevo il percorso eppure fino adesso me la sono sempre cavata e questo perché conoscevo la tecnica di guida.

Ecco come affrontare una discesa tecnica che non si conosce.

1. Fuori sella marcato con sella sulla pancia e non sulle cosce. Più indietro stai con il baricentro meglio é.

2. Utilizzo quasi eslusivo del freno posteriore per evitare impuntamenti.

3. Sguardo avanti. Concentrati sulla fine del tracciato e non sullo scalino che hai sotto la bici.

4. Utilizza pedali Flat se non hai confidenza con gli SPD.

Con questi semplici accorgimenti puoi affrontare gran parte delle discese tecniche.

L'importante é non voler fare il fenomeno da subito.

Comincia con poco e poi un pò alla volta aumenta quello che riesci a fare.

Ed infine ti dico che se non te la senti scendi e vai a piedi…la cosa più importante é portare a casa la pelle.

Buone discese!

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Michele Zanchin

Michele Zanchin

Classe 1976, sono un grande appassionato di Mountain Bike da oltre un quarto di secolo. Sono papà di due bellissime bambine, marito e manager. Mi piace il mondo della MTB con un particolare sguardo agli aspetti tecnici senza tuttavia esagerare. Gli articoli che troverai sono frutto di ricerche personali e di consulenze con affermati professionisti. Se lasci la tua email potrai ricevere newsletter con consigli da un appassionato come te.

9 commenti su “La paura nelle discese tecniche: come gestirla e ridurla”

  1. Ieri ho visto una gara di 6 ore.e mi sono divertito nei punti tecnici a guardare stili diversi,cioè dal giovane rampante,al medio mtbiker con cancelli,infilarsi e andare giu.la casalinga che girava lenta e priudente che ogni volta ci chiedeva conforto e urlava di gioia,quando scendeva con i freni urlanti,(fantastico)poi i vari biker che scodavano e rilanciavano come caccia.fantastica giornata dove ho imparato molto.di sicuro dopo 4 ore erano tutti in riserva.l’mtb e’sudore e fatica,con e senza bici da oltre 2000 e.sicuramente l unica nota stonata e’che un biker andava come un treno a quasi 60anni.dietro aveva biker uff di una nota marca padovana….???????? Meglio,tecnica sudore,e sangue a bordo delle. Bike,che strane perfomance
    ..ciaoo

  2. Magari la mtb da 2.000 euro ti serve per le salite (perché si presume sia decisamente più leggera di una da 500/600). Per le discese ci vuole : “manico + esperienza + prova e riprova + casco + cerotti”. 😉

  3. Vorrei giusto aggiungere due parole in merito ad una questione che non è prettamente tecnica ma è relativa al valore delle nostre bici.

    Ho avuto simili impressioni in altri sport che pratico, windsurf, kitesurf, snowboard e perfino skateboard. Per cui mi permetto di generalizzare.

    Ora se uno guadagna 10’000 euro al mese ed io 1’000 quella che per me è una bici da 600 euro entry level per lui è una bici da 6’000. Questo non implica che uno sia migliore dell’altro ma solo che ha una più vasta disponibilità economica.

    Personalmente ritengo che uno ci faccia quello che vuole con i sui soldi ammesso che li abbia guadagnati legalmente.

    Si tende a valutare a prima vista la capacità del rider basandosi sul valore commerciale del mezzo tecnico. In pratica: se vedo uno con una bici da 3000 euro e lo vedo in difficoltà sui passaggi più tecnici allora è uno spandimerda (perdonatemi la scarsa padronanza del francese) e fin troppo spesso chi è dotato di mezzi comercialmente più costosi tende a giudicare riders meno fortunamente economicamente come dei falliti e prendersi gioco dei loro cancelli.

    Io ho una Rip9 montata con ruote Easton EC90XC, forcella Fox Float 34 CTD 140, trasmissione SRAM XX1 e freni Shimano XTR Trail. Questo non implica che sia un elite rider e ammetto che spesso mi sono trovato a ricevere lezioni sui trails da persone in gambissima che però montavano delle rockrider del Decathlon.
    La mia bici fa di me una persona migliore? Per niente al mondo. Anzi, ammiro dal profondo ci riesce ad eseguire gesti tecnici superiori seppur non supportati da un mezzo all’altezza delle loro capacità.

    In breve, non cerchiamo di dimostrare niente a nessuno se non a noi stessi. Divertiamoci sui sentieri delle nostre montagne e ricordiamoci che non si finisce mai di imparare a prescindere dalle bici che incontriamo.

    • Ti do ragione su quasi tutto quello che hai scritto. Come io e tanti sono partito con una rockrider economia per poi passare ad una full tedesca. Però c’è sa precisare sempre una cosa la differenza c’è come mezzo, io con la tedesca riesco a salire su ostacoli senza un minimo sforzo, cosa che con la rockrider dovevo sempre intervenire per evitare il ribaltamento. Per cui quella differenza fa, poi che il biker cambia al tipo di preparazione e un altro discorso ma la differenza del mezzo esiste.

  4. Sono stato deriso per la mia Felt Q200 entry level, da chi aveva sotto mtb marcate Cannodale e Bianchi da 1800 Euro a salire, in una presa del Montello lasciato kilometri dietro (distacco circa 3 minuti dal primo arrivato in fondo) con il risultato che il primo arrivato aveva un ginocchio sanguinante per aver trovato un rovo e nemmeno se ne era accorto, il secondo arrivato con il cerchione ovalizzato (scoperto 2 giorni dopo) deriso perchè mi hanno domandato se il mio “cancello” mi si era chiuso addosso!!!
    Questo articolo invece mi fa capire quanto intelligente sono, anche se mai mi troverò a fare un Rock garden per mia indole, almeno posso dire che se per inesperienza disfo la mia mtb posso dire di non aver fatto il superman della situazione.

  5. Scusa , ma mi preoccupa il frenare solo con il freno posteriore !!! è il freno anteriore che frena è rallenta . Devi saperlo mollare perché la ruota deve sempre rotolare sopra lo sconnesso , ma secondo me è indispensabile .

  6. I biker sono più propensi a spendere in bici e accessori, a sapere tutto su novità e “allenamento”, mentre non ci si preoccupa della tecnica in mtb, vedi dei missili in salita piantati in discesa, rigidi come stoccafissi,che piegano coi pedali sbagliati o come se fossero in moto, sempre pinzati, con una cattiva posizione delle leve, per cui non fanno neanche un buon fuorisella perchè appesi alle leve dei freni. Comunque, a mio avviso, negli ultimi tempi c’è più interesse per i corsi di tecnica, a volte basterebbe un amico un pò più esperto e l’umiltà di voler imparare. Sebbene abbia fatto vari corsi e a mia, ho imparato e continuo ad imparare da persone con esperienze diverse che anche senza titoli sanno dare, a volte basta guardare con attenzione. Quanti, nei tratti difficili, si fermano e riprovano quel tratto per capire il modo migliore di farlo, pochi. E dò ragione ad Angelo,a volte nei momenti difficili si mollano i freni, si guarda avanti e la velocità fà il resto, ovviamente con una certa consapevolezza.

  7. Ciao,

    concordo in linea di massima con i suggerimenti, ma penso che il punto #1 vada sviluppato meglio. Fuorisella va bene, ma non bisogna esagerare altrimenti si perde direzionalità con la ruota anteriore. In genere il baricentro deve ricadere intorno al movimento centrale in modo da avere un'ottimale distribuzione dei pesi per far lavorare al meglio le sospensioni e poter ripartire la frenata a secondo delle circostanze e qui passiamo al punto#2.

    Un posizionamento troppo avanzato aumenta il rischio di impuntamenti e conseguenti ribaltoni (https://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&ved=0CC4QtwIwAA&url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3DCSJVZ60iiMo&ei=lNwuUsaVH6qs4ATy7oCgBg&usg=AFQjCNGuApIVCw1JaFJbdgK5yactzTgGRQ&sig2=FAv-g_LzwQCrEu-flcGz6A)

    mentre un posizionamento troppo arretrato riduce direzionalità e capacità di assorbimento delle asperità da parte della forcella anteriore generando problemi di stabilità e rendendo difficile seguire la linea ideale.

    Un corretto posizionamento abbinato alla capacità di far "lavorare" la bici al meglio permette di svolgere al meglio il consiglio #3 e limitare al massimo lo sforzo tecnico per concentrarsi sulla percorrenza della linea ideale.

    Vorrei aggiungere che personalmente (almeno sui settori più tecnici e a bassa velocità) metto la forcella anterire sul setting più rigido possibile senza bloccarla in modo da avere una maggiore sensibilità e prontezza.

    Un consiglio che ho avuto da un biker di grande esperienza: con una maggiore velocità si risolvono tutti problemi di guida tranne quelli dovuti alla velocità eccessiva.

  8. ce ne sono taaaaanti con bici da 2.000 € in giro……..ma li vedi solo su asfalto o in giro per il paese, raramente li incontro in quota con la mia "misera" mtb da 500 €……..

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